Il Diavolo e la Chiesa

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Tempo fa mia moglie, nello spulciare tra alcune vecchie carte abbandonate in fondo a un cassetto, è stata incuriosita da un foglietto ingiallito: esso riportava un raccontino allegorico scritto chissà quando da chissà chi (Anonimo, è scritto alla fine), che ha colpito però lei e me.
 
Eccone il testo:
 
Il Diavolo si stava recando al culto; come sempre in queste occasioni, era in anticipo. “Dove stai andando così di fretta?” gli fu chiesto. “Alla sala di culto della chiesa evangelica” rispose “vado a lavorare!” “Tu lavori nella sala di riunione? Ma va là!” “Certo che sì! Non dovrei forse difendermi dove mi attaccano?”, proseguì il Nemico. “Ma come te la sbrogli allora in un posto dove sono tutti contro di te?”, gli fu chiesto ancora. “Oh, se è per questo ho mille mezzi che posso usare! Ti farò qualche esempio, perché tu capisca.
 
Per incominciare, sin dal mattino, a casa dei singoli frequentatori delle riunioni, mi do da fare a creare imprevisti, e ti assicuro che non ci vuole poi molto: degli ospiti a pranzo (meglio se parenti non credenti), un raffreddore che si vuole curare restando al calduccio, o addirittura un laccio di scarpa che si spezza o un bottone che si stacca giusto al momento di uscire: per molti è fatta, non si va più alla riunione! E anche se si va in queste condizioni, io sto tranquillo: l’interessato è così preoccupato, che non trae più beneficio da niente!
 
Nella sala di culto, poi, io faccio in modo che due o tre chiacchierino bellamente, così da distrarre tutti e impedire il raccoglimento spirituale. Altre volte mi arrangio a far arrivare in ritardo un bel numero di persone, per trarne doppio profitto: i ritardatari hanno così perso parte del culto, i presenti sono stati disturbati abbondantemente, e questo è sempre un gran vantaggio per me.
 
Purtroppo accade talvolta che ci siano persone che mi prendono alla sprovvista, e che entrano nel locale per la prima volta, magari solo per curiosità; in questi spiacevoli casi, siccome desidero che non vi ritornino, ho però messo a punto una strategia di difesa: faccio in maniera che nessuno dia loro un innario o una Bibbia, nessuno li saluti o stringa loro la mano all’uscita; ho notato che così non si fanno vedere mai più!
 
Ecco poi altri esempi del mio “lavoro”: un bambino che piange o un ombrello che cade: possono bastare a far distrarre tutta l’assemblea; far occupare gli ultimi posti ai primi arrivati, in modo che i ritardatari siano forzati a restare in piedi vicino alla porta, oppure a percorrere l’intera sala. Anche qui il mio vantaggio è doppio: l’assemblea si distrae e i ritardatari abituali, per evitare il disagio di esporsi, ritornano solo quando sono ben sicuri di essere in orario: di norma non più di un paio di volte al mese!
 
Poi, nel mio sacco, ci sono altre mille astuzie: c’è un giovane attivo, pieno di entusiasmo? Gli faccio incontrare una ragazza carina: quasi sempre le sue presenze diventeranno insignificanti; ci sono i momenti di preghiera o di ascolto delle riflessioni sulla Parola di Dio? Cerco che uno pensi al suo commercio, l’altro alla casa, un altro alle partite di calcio, qualcuno addirittura ai suoi rancori: il gioco è fatto.
 
Come vedi è indispensabile che io sia puntuale agli incontri nei luoghi di culto, se voglio che i miei affari vadano bene; dove la gente si va a divertire, nei bar, nelle discoteche, negli stadi, i miei interessi si fanno da soli. Ma nei locali di culto è tutt’altra cosa: bisogna che io ci vada!”
Così ragionava il Diavolo, mentre si affrettava.
     
Non so cosa penseranno i miei cari lettori di questo antico raccontino, modesto e ingenuamente buffo sotto tanti aspetti, ma io, nel rileggerlo dopo tanto tempo, mi sono sentito turbato e a disagio, lo devo proprio confessare; infatti, pur con la sua garbata ironia, l’autore mi ha fatto ricordare momenti nei quali io sono stato purtroppo proprio come uno dei suoi ipotetici “credenti”, partecipe solo formalmente all’incontro della chiesa, quando non addirittura colpevolmente assente! Eppure la Bibbia ci dice che il riunirsi dei nati di nuovo è, agli occhi del Signore, momento di estrema importanza, benedetto e reso prezioso dalla sua presenza! Come può dunque mai accadere che un suo figlio, pur consapevole di esser stato reso tale da un atto di amore totalmente immeritato, non senta sempre il bisogno irrefrenabile di unirsi con coloro che hanno goduto di una pari grazia, per esprimere la propria lode e la propria adorazione? Anche qui le Scritture ci vengono misericordiose in aiuto, ammonendo che “chi pensa di stare in piedi, guardi di non cadere”.
 
Sia dunque questo il nostro impegno e la nostra preghiera, cari fratelli; e se mai ci accadesse di scoprirci pigri o indifferenti, scuotiamoci: guai a permettere al Nemico di ridere compiaciuto di noi!

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