Ritiro spirituale - (un momento che dura una vita)

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Che cosa significa ritiro spirituale ?
Forse pensi che si tratti di un tempo dedicato al silenzio, a un ritiro silenzioso.
Tale silenzio, però, si può sperimentare soggiornando in una biblioteca, viaggiando in un ascensore o dormendo (se non russi !).
 
Ovviamente, per ritiro spirituale, s'intende qualcosa di più che stare fermi per un po' di tempo. E' molto di più che un esercizio religioso, che si potrebbe compiere senza riflessione o passione.
 
Durante i miei viaggi ho notato che spesso le chiese possedevano belle liturgie. I membri, però, di quelle chiese, le recitavano a una velocità che non permetteva ad alcuna persona di riflettere sul significato di quello che stavano dicendo. Le liturgie erano diventate un esercizio religioso superficiale.
 
Purtroppo è possibile ridurre un nostro ritiro spirituale a un simile esercizio meccanico, senza passione.
 

Che cos'è dunque il ritiro spirituale?

Possiamo ridare vita al nostro ritiro spirituale ricordandoci che si tratta di un incontro personale con Gesù Cristo.
Purtroppo, oggigiorno, c'è la tendenza subdola, e nondimeno fatale, a ridurre la vita cristiana a delle cose, invece di comprendere che essa è espressione di un rapporto tra due persone.
È un cristianesimo dominato da meccanismi, e non più una vita vissuta con Gesù. Certo, s'insegnano e si apprendono princìpi etici. E non mancano verbosi commentari su come perfezionare i nostri matrimoni, come gestire i soldi, come educare i figli e come vincere il sorgere dell'ira, della paura, dell'orgoglio, delle voglie, ecc.
 
Il nostro cristianesimo è dunque soltanto una raccolta di buoni princìpi che conducono a una vita più felice?

Questo non sarà mai agli occhi di Gesù Cristo !
Gesù definisce la vita eterna come un rapporto: «Questa è la vita eterna: che conoscano Te, il solo vero Dio, e Colui che Tu hai mandato, Gesù Cristo» (Giovanni 17:3).
 
L'apostolo Paolo era completamente devoto a questo rapporto: «Anzi, a dire il vero, ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all'eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste  cose come tanta spazzatura al fine di guadagnare Cristo» (Filippesi 3:8).
 
Se invece di fondare il nostro cristianesimo su una Persona, lo fondiamo su princìpi, su qualcosa e non su Qualcuno, ci ritroviamo nello stesso stato infelice della chiesa di Efeso che fu soggetta all'ammonizione del nostro Signore.
Se perdiamo il nostro primo amore, incorriamo nel pericolo di cadere nell'apostasia: «Io conosco le tue opere, la tua fatica, la tua costanza; so che non puoi sopportare i malvagi e hai messo alla prova quelli che si chiamano apostoli ma non lo sono e che li hai trovati bugiardi. So che hai costanza, hai sopportato molte cose per amor del Mio  Nome e non ti sei stancato. Ma ho questo contro dite: che hai abbandonato il tuo  primo amore. Ricorda dunque da dove sei caduto, ravvediti, e compi le opere  di prima; altrimenti verrò presto da te e rimoverò il tuo candelabro dal suo posto, se non ti ravvedi» (Apocalisse 2:2-5).
 
La chiesa a Efeso cadde nello stesso errore dei Farisei che si aggrapparono alla lettera della Parola anziché camminare sulla Sua via.
 
La Parola di Dio è una via per conoscere Dio. Ma conoscere la legge ed essere santi non deve mai diventare fine a se stesso.
 
Martyn Lloyd-Jones scrive nella sua opera incomparabile che tratta il Sermone sul monte: «Se un uomo brama soltanto l'essere santo, allora c'è qualcosa che non va. Dovremmo desiderare più di ogni altra cosa un rapporto sereno con Dio, la conoscenza della Sua Persona, la comunione stretta e incessante con Lui».
 
Se non facciamo così, cadiamo nel pericolo di sostituire le Sacre Scritture a Colui che ce le a date.
Senza dubbio, Gesù scandalizzò i Farisei affermando: «Voi investigate le Scritture, perché pensate d'aver per mezzo di esse vita eterna, ed esse son quelle che rendono testimonianza di Me; eppure non volete venire a Me per aver la vita !» (Giovanni 5:39-40).
 

In Gesù Cristo si può trovare la vita.

Le Scritture hanno il proposito di condurci a Lui.
John Stott espone il problema dei Farisei in modo abbastanza chiaro nel suo libro «Christ the Controversialist» (Cristo il polemico): «I Farisei credevano di trovare la vita eterna nelle Scritture, mentre la vita eterna si trova soltanto in Cristo, del quale le Scritture danno testimonianza».
 
Se il rapporto del cristiano con Dio dovesse raffreddarsi e fosse sostituito da soli principi e direttive per la vita quotidiana, deperirebbe sia la sua fede, sia il suo amore.
 
Anni fa accettai l'invito di passare un paio di giorni presso una famiglia, prima di continuare il mio viaggio al nord, dove volevo fare una breve vacanza. I coniugi si confidarono con me e mi raccontarono della loro continua ansia riguardo una loro figlia maggiore, ancora minorenne. Ogni sera il padre, con profonda serietà, teneva una devozione familiare e insegnava ai figli come comportarsi da buoni cristiani. Ma questa figlia stava quasi costretta a tavola, facendo una faccia annoiata ed esprimendo la sua insofferenza con sospiri profondi.
 
I sentimenti del padre oscillavano tra sofferenza e l'ira.
Ascoltando il suo racconto, ebbi l'impressione che fosse caduto nello stesso errore che tanti padri prima di lui avevano commesso. Voleva insegnare alla figlia le regole del buon comportamento cristiano, ma senza viverle lui stesso.
 
I bambini hanno bisogno di più di una persona che predica loro regole di comportamento. Hanno bisogno di un papà.
 
Quest'uomo aveva quasi perso l'amore della figlia, perchè il suo rapporto con lei ormai consisteva soltanto nelle devozioni familiari che si svolgevano in modo abbastanza freddo e formale.
Ma lui quanto tempo passava con sua figlia?
 
Si, da un certo punto di vista passava del tempo con lei ma soltanto perche si trovava nella stessa stanza! Il padre, tuttavia stava per perdere la lotta volta a conquistare l'affetto e il modo di pensare della figlia. Anche se aveva vinto la lotta per il buon comportamento, aveva perso quella per il suo cuore. Perciò gli consigliai urgentemente di «fare la corte» a sua figlia come lo aveva fatto una volta alla moglie. «Invitala a giocare a tennis con te. Ascolta quello che ti racconta. Lasciala parlare. Non predicare. Invitala pranzo fuori. Dedica un po' dite stesso a lei!»

Che gioia quando, sei mesi più tardi, ricevetti una lettera dal padre con la bella notizia che sua figlia aveva trovato Cristo.
 
La verità può legare la mente, ma l'amore lega il cuore.
Lo stesso vale per il nostro cammino con il Signore. Se qualcuno pensa che il cristianesimo sia una raccolta di criteri etici per sapere cosa è giusto o no, cosa si può fare o no, allora non ci metterà molto a stufarsi dal costringersi al fare il bene e comincerà a bramare ciò che è male.
 
Solo Gesù Cristo può conquistare un cuore per il bene.
Il cristianesimo non è per niente una filosofia di vita, ma è un rapporto vivente con una Persona.
Il ritiro spirituale ha lo scopo primario di approfondire il rapporto con Dio.
Tutti quelli che seguono il Signore possono confermare che le parole del seguente inno sono vere: «Volgi lo sguardo a Cristo - Contempla la Sua beltà, e le cose quaggiù, non le stimerai più. Alla luce di tal santità
Anche il contrario è vero: togli lo sguardo da Gesù e le cose quaggiù, le stimerai di più e alla loro luce ti allontanerai dalla Sua santità e grazia.
 
Abbiamo bisogno molto di più che di saggezza per sapere cosa è intelligenza e cosa è follia. Abbiamo bisogno di Gesù Cristo stesso.
 
Non dobbiamo mai dimenticare che il ritiro spirituale significa avere un incontro con una Persona, non significa mettere in pratica rituali religiosi.
Tale ritiro spirituale dovrebbe essere così prezioso e importante per noi perché Egli è presente.
Il seguente pensiero forse ci sembrerà un po' strano: la nostra comunione è  preziosa anche per Gesù.
Preziosa per Lui?
Sì!
Il cantico di Salomone riassume l'amore dello sposo per la sposa con le seguenti parole: «Mostrami il tuo viso, fammi udire la tua voce; poiché la tua voce è soave, e il tuo viso è bello» (Cantico dei Cantici 2:14b).
 
L'amore di Gesù Cristo per la Sua sposa è l'appagamento più sublime e puro dell'amore.
Egli brama di vedere il tuo viso e di sentire la tua voce.
Il tuo arrivo lo colma di gioia.
 
Non dobbiamo ricercare il ritiro spirituale per motivi egoistici, pensando solo al nostro beneficio o a cosa possiamo ricavarne per noi stessi.
Non sarebbe forse importante chiedersi che cosa significa per Lui?
 
Immaginiamoci la seguente situazione: una mattina voi avete l'impressione che il vostro ritiro spirituale sia stato sterile.
 
Ciononostante potete rallegrarvi perché avete provocato gioia nel cuore di Dio avvicinandovi a Lui! Non c'è quindi un ritiro spirituale sterile, se lo considerate sotto quest'aspetto. Se ci avviciniamo a Lui, spinti dal desiderio genuino di cercare la Sua faccia, il Signore gioirà grandemente.
 
Negli Atti degli apostoli al capitolo 13, versi 1 e 2, troviamo un'espressione molto insolita per la preghiera «mentre celebravano il servizio al Signore e digiunavano».
 
Uomini che celebravano il servizio a Dio ?
Sì, possiamo servire il Signore procurando gioia a Lui.
Quando il popolo di Dio accetta il Suo governo, Egli si rallegra, almeno così afferma il profeta: «Egli si rallegrerà con gran gioia per causa tua; si acqueterà nel Suo amore, esulterà, per causa tua, con grida di gioia» (Sofonia 3:17b).
 
Anche espressioni di fede minime piacciono a Dio e smuovono il Suo braccio (Ebrei 11:6; Matteo 17:20).
Solo il fatto che veniamo a Lui è un'espressione di fede e dunque motivo di gioia.
 
Se tu non fai altro che cercare Dio con tutto il cuore e ti avvicini a Lui, ottieni abbondanti benedizioni e provochi gran gioia in Lui, perché esprimi in questa maniera la tua fede e il tuo amore.
 
Per questa ragione non vogliamo curare il nostro ritiro spirituale solo per motivi egoistici, ma per amore Suo, per rallegrare Dio. Ottenendo così una trasformazione delle nostre intenzioni, scopriremo che non sarà più una cosa noiosa, ma sarà una gran gioia curare il ritiro spirituale.

Daniel L. Johnson

Tratto da: «L'Araldo Della Sua Venuta» luglio/agosto 2011 www.herold.scriftenmission.de


 
Dal fratello Mario D.L.
 
Leggendo questo scritto (che è e rimane solo uno scritto umano!),
mi è venuto in mente, guardandomi attorno, di tutti coloro che ho
visto e che praticano tutt'altri tipi di ritiri:
• per distruggere l'Opera di Dio (in generale e nella vita dei credenti),
• per parlar male degli altri o meglio per infangare il loro buon nome,
• per imbrogliare il prossimo,
• per frodare coi loro inganni anche i figli di Dio,
• ecc. (aggiungi quello che vuoi).
E' triste constatare quanti si dicono uominidi Dio o figli di Dio e poi
fanno le opere del diavolo.
Non così noi, che vogliamo appartarci con l'Iddio nostro.
Non così noi, che vogliamo assomigliare a Gesù.
 
Dio ti benedica.
mario

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