Chi di noi non ha mai tirato a sorte in vita sua o almeno non ha chiesto a qualche amico di farlo? Magari tirando i dadi oppure facendo a testa e croce con una moneta oppure, ancora, mettendo i bussolotti della “tombola” in un sacchetto e tirando fuori il “numero fortunato” che ha fatto fare cinquina alla solita fortunata di tua sorella?

Chi di noi, almeno una volta, non ha assistito a qualche sorteggio, magari in televisione quando dovevano determinare la composizione dei gruppi delle squadre di calcio che avrebbero fatto parte dei vari gironi della Champions League o del Campionato del Mondo?

Oppure, più semplicemente, chi di noi da bambini (ma soltanto se lo siete stati molto tempo fa…) non è stato scelto, almeno una volta, per “andare sotto a nascondino”, e questo solo perchè siamo stati gli ultimi di quella terribile conta e di quella filastrocca, che è finita proprio con il dito puntato contro di noi?

Insomma “tirare a sorte”, anche nella sua variante di “estrarre a sorte”, non è niente di straordinario o di inconsueto, anche se più passa il tempo e più ne perdiamo l'abitudine, fagocitati da tutto ciò che è elettronico o digitale. Ciò che può essere inconsueto, piuttosto, è cominciare a leggere uno studio sul “tirare a sorte”, e ciò diventa ancor più inconsueto se questo studio si propone di affrontare tale argomento Bibbia alla mano...

Giuseppe Martelli
Qui lo studio

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Inviato da alex il

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