Ebrei 13:7 - Ricordatevi dei vostri conduttori, i quali vi hanno annunciato la parola di Dio; e considerando quale sia stata la fine della loro vita, imitate la loro fede.

Kaj Munk, pseudonimo di Kaj Harald Leininger Petersen (Maribo, 13 gennaio 1898 – Silkeborg, 4 gennaio 1944), è stato un drammaturgo e pastore protestante danese. Fu uno dei più importanti autori di drammi religiosi della sua epoca. Fu ucciso dalla Gestapo ed oggi è ricordato come un martire.

 


"Scegliere la dignità al posto del tornaconto, la libertà al posto della tutela, sia pure dorata, scegliere di credere nella vittoria dello spirito di sacrificio, di credere nella vita attraverso la morte, all'avvenire attraverso la consacrazione, in breve di credere nella parola di Cristo: che giova all'Uomo di guadagnare il mondo se poi  perde l'anima sua?". Il tempo della neutralità è finito, il tempo della scelta è venuto, o con i nazisti o contro. Non c'è più posto per la neutralità".

 

Questo presentazione è stata organizzata da: Casa di spiritualità "Mater Unitatis": programma 2010-2011 VOCI DAL SILENZIO - Continua la presentazione di figure eccezionali nel panorama spirituale del ‘900; tre testimoni del Cristo che hanno fatto sentire la propria voce nel ‘male orribile’ del nazifascismo, sino al silenzio dei campi di sterminio, dove in realtà il silenzio s’è fatto grido di fede per una grande speranza.
 

•Kaj Munk (prof. Paolo Ricca), 16 novembre 2010 •
Edith Stein (prof.ssa Lodovica Maria Zanet), 14 dicembre 2010
•Dietrich Bonhoeffer (don Oreste Aime) , 18 gennaio 2011

Autori

alex

Trama - Morten, il patriarca della benestante famiglia Borgen, vive un momento di crisi profonda nel suo rapporto con Dio: il primo figlio Mikkel non crede, il secondo, Johannes, studente di teologia di Kierkegaard, è in preda ormai da tempo a turbe mistiche che lo portano a predicare come fosse una reincarnazione del Messia, mentre il terzo, Anders, è pronto a sposarsi con una ragazza che è figlia del più fervente sostenitore della confessione a lui avversa.

A dispensare la necessaria serenità nella fattoria Borgen c'è la premurosa Inger, moglie di Mikkel, madre di due bambine e incinta di quel maschietto che Morten ha tanto chiesto al Signore.

Proprio mentre Morten ha una violenta lite col padre della promessa sposa di Anders, Inger partorisce il bimbo morto e, dopo qualche ora di agonia, muore anche lei.

La tragedia colpisce personalmente la coscienza di ognuno e non solo appiana le liti precedenti, ma, agli occhi di tutti, restituisce la ragione a Johannes.

Nel silenzio del dolore, nella stanza illuminata dall'intensa luce dell'estate danese, mentre sono tutti raccolti attorno alla salma, Johannes, spinto dalla fede della piccola Maren, chiede ed ottiene la resurrezione di Inger.


Campagna danese ai primi del secolo. Due famiglie sono divise da diverse concezioni religiose. I due patriarchi, Borge e Peter, hanno lunghe discussioni sull'esistenza di Dio e sulle possibilità di rapporto fra gli umani e la fede e pensano al matrimonio fra i rispettivi figli. Borgen ha altri due figli: Mikkel, sposato, con una bambina, e Johannes, studente di teologia che, impazzito per il troppo impegno, finisce per credersi Gesù Cristo. Scoppia il dramma. La moglie di Mikkel partorisce un figlio morto poco prima di morire a sua volta.

La bambina, rimasta senza la madre, cerca lo zio, convinta che sia davvero Gesù, e lo prega di resuscitare la mamma. Ma Johannes, sconvolto dalla morte della cognata, è tornato in sé. Dunque non può davvero deludere l'ingenua speranza della bambina. E così, in una scena di intensissima commozione, durante la veglia funebre, nel chiarore accecante dell'estate scandinava, Johannes ordina alla morta di uscire dalla bara. La donna riapre gli occhi. Di fronte alla fede della bambina Dio non ha potuto non intervenire. Per capire Dreyer occorre collocarlo in due quadri, di tempo e di luogo. Come tutti i nordici, a cominciare da Bergman, quando sono protestanti lo sono rigorosamente, e in profondità. Il problema di Dio è presente continuamente, soprattutto nell'arte. Dreyer si era fatto incantare dal dramma Ordet di Munk, lo scrittore ucciso dai nazisti, e dalla sua forza surreale e paradossale. Il regista era anche uno studioso di scienze e filosofia; conosceva la teoria della relatività di Einstein che descriveva altre realtà oltre le dimensioni a noi conosciute.

Dalla relazione tra questa peoria e il problema Dio nascono scene come la resurrezione. La scienza serve per entrare nel soprannaturale. Dreyer è titolare di un rigore espressivo che non trova uguali in nessun autore di tutto il cinema. I temi di Dreyer, le sue paure, le sue soluzioni, e anche il suo stile, non fanno più parte del nostro tempo e delle nostre idee, tanto veloci nel manifestarsi quanto nel passare.

 

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